Cinque gustosi dolci tipici siciliani

Vediamo quali sono i cinque gustosi dolci tipici siciliani più amati, scoprendone le tradizioni e gli ingredienti.

Biancomangiare – Il dolce arabo semplice e gustoso

Il biancomangiarePer la nostra prima ricetta dobbiamo partire da lontano, quantomeno dal XII secolo. Gli arabi se n’erano da poco andati dalla Sicilia, ma avevano lasciato sull’isola una serie di tradizioni tra cui figuravano anche quelle culinarie. Il Biancomangiare, semplice ma apprezzatissimo dolce della tradizione locale, ha a quanto pare una derivazione proprio araba, perché è diffuso anche in Turchia e nel Medio Oriente, con un nome che tra l’altro è pari pari la traduzione di quello italiano. In Sicilia è attesta appunto già poco dopo l’anno Mille, ma oggi se ne trovano delle varianti anche in Valle d’Aosta e in Sardegna e pare che Matilde di Canossa l’abbia usato, proprio nel XII secolo, per rappacificare Enrico IV – l’imperatore tanto amato da Pirandello – e papa Gregorio VII. Ma torniamo al dolce: si prepara con il latte (o, a Modica, latte di mandorla) che va scaldato e a cui vanno aggiunti alcuni cucchiaini di zucchero e un po’ di vaniglia; dopodiché si aggiunge la farina, sempre mescolando, e quando il composto si è addensato si toglie dal fuoco e si lascia raffreddare. A quel punto il dolce è pronto e bisogna solo sbizzarrire la fantasia: si può mangiarlo con sopra una spruzzata di mandorle macinate, coi pistacchi, con la cannella, con la scorza di limone o di arancia e così via. Il dolce è oggi inserito nella lista dei prodotti tradizionali protetti dal Ministero delle Politiche Agricole e Alimentari.

Cannolo – Una cialda croccante col ripieno di ricotta

Il cannolo sicilianoSe forse il biancomangiare non lo conoscevate, di sicuro non potete non aver mai provato i cannoli, che sono forse assieme alla cassata il dolce più celebre della Sicilia. In origine cibo tipico del carnevale, sono infatti ormai una prelibatezza che si può gustare durante tutto l’anno e non solo sull’isola, anche se bisogna ammettere che non sempre i cannoli prodotti altrove rispettano la ricetta tradizionale. Infatti prima di tutto serve una cialda fritta – formata da dischi di pasta ottenuta da farina di grano tenero, zucchero e strutto e arrotolata su dischi cilindrici – lunga tra i 15 e i 20 centimetri e con un diametro, una volta arrotolata, che stia attorno ai 5; poi bisogna preparare un ripieno a base di ricotta di pecora; infine, tener pronti lo zucchero a velo e dei canditi o gocce di cioccolata o scorze di agrumi e così via. Nella ricetta tradizionale la ricotta andrebbe inserita all’ultimo momento, per evitare che inumidisca troppo la cialda e la renda così meno croccante, ma una soluzione di compromesso può essere quella di rivestire le pareti interne della cialda con cioccolato fuso, in modo che questo impedisca alla ricotta di arrivare a diretto contatto con la cialda e non ne rovini la croccantezza. Anche questo dolce è nella lista di quelli protetti dal Ministero e deve il suo nome al fatto che in origine le cialde venivano arrotolate su canne di fiume.

Cassata – Il dolce saraceno

La cassata sicilianaSempre la ricotta di pecora è l’elemento principale dell’altro più celebre dolce della Sicilia, la cassata, che come il biancomangiare pare avere un’origine che risale alla dominazione araba (sulla stessa origine del nome, esistono due scuole di pensiero che lo vogliono far derivare dal latino caseum, cioè formaggio, o appunto dall’arabo qas’at, bacinella, a ricordarne la forma). Infatti furono proprio gli arabi a importare in Sicilia alcuni degli ingredienti necessari alla realizzazione del dolce, come la canna da zucchero, l’arancia amara, il mandarino, il limone, il cedro e la mandorla. Per fare un grande dolce però non bastano dei grandi ingredienti: bisogna anche saperli mettere assieme nel giusto ordine e nella giusta consistenza. Si sarebbe dovuto infatti aspettare prima la dominazione normanna e poi quella spagnola perché finalmente la cassata come oggi la conosciamo prendesse forma: nel primo periodo, infatti, nel convento della Martorana fu inventata l’omonima pasta di cui avremo ancora modo di parlare; nel secondo, venne introdotto in Sicilia il Pan di Spagna, senza contare che i canditi hanno un’origine ancora successiva. Oggi la cassata è sostanzialmente un involucro di Martorana (chiamata anche pasta reale) all’interno del quale il pan di Spagna sostiene il ripieno di ricotta, la glassa e una serie di decorazioni che possono essere anche molto elaborate a base perlopiù di frutta candita e pistacchi. Ritenuto per molto tempo un tipico dolce pasquale, anche questo ormai lo si trova tutto l’anno ed è riconosciuto dal Ministero.

Frutta di Martorana – Un’invenzione delle suore

La frutta di MartoranaOra prendiamoci un attimo di tempo per spiegare cos’è questa Martorana di cui abbiamo appena parlato e in particolare la sua applicazione nella cosiddetta frutta di Martorana. Spostiamoci, però, questa volta molto meno indietro nel tempo, guardando all’inizio del Novecento, quando secondo una tradizione piuttosto nota le suore del convento palermitano della Martorana – nome che deriva da Eloisa Martorana, fondatrice di un monastero benedettino nel XII secolo – iniziarono a preparare dei frutti “artificiali” con mandorla e zucchero per rendere più vivace la loro dimora in occasione di una visita papale; da allora, la frutta di Martorana è diventata un dolce tipico del palermitano e del trapanese ma più in generale di tutta l’isola e viene tradizionalmente preparata durante i giorni della Festa dei Morti. La Martorana – chiamata anche, come detto, pasta reale o pasta di mandorla – è ritenuta abbastanza simile al marzapane: realizzata però esclusivamente con farina di mandorle e zucchero (e a volte anche lavorata col miele e aromatizzata al limone o all’arancia), è molto più dolce e saporita del prodotto diffuso nel resto d’Italia; elemento tipico della cucina siciliana usato non solo nella cassata o nella frutta, ma anche nelle cassatelle e nelle cassatine, viene usata anche in altre regioni d’Italia con preparazioni molto simili come in Puglia e in Sardegna. Quella siciliana è però inserita nel già più volte citato elenco di prodotti tipici del Ministero dell’Agricoltura.

Granita – Con la brioscia

La tipica granita siciliana con la briosciaSiamo arrivati alla fine e l’ultima piazza – non per importanza – abbiamo deciso di dedicarla alla granita siciliana, un prodotto che come il gelato che citavamo in apertura si è diffuso enormemente in tutta Italia e non solo ma, più del gelato, ci sembra sia rimasto comunque legato nell’immaginario collettivo alla Sicilia, anche perché le granite del resto del mondo non sono per nulla uguali a quella originale dell’isola. Prodotto anche questo importato almeno in parte dagli arabi e imparentato in origine col sorbetto – dal quale si distingue soprattutto per la diversa consistenza del ghiaccio, qui più granulare – viene gustata tradizionalmente dai siciliani la mattina, per colazione, assieme alla brioscia, una brioche di pasta lievitata all’uovo di forma solitamente circolare con sopra una palla che viene chiamata tuppu o coppola. La granita è, com’è noto, un composto liquido semi congelato che ha per ingredienti semplicemente acqua, zucchero e un succo che ne caratterizza il gusto ed è preparato facendo bene attenzione a che la gelatura avvenga per gradi e la granita sia costantemente mescolata per evitare che il ghiaccio si separi dal succo. Oltre ai vari gusti alla frutta, in Sicilia sono molto frequenti anche le granite alla mandorla, al pistacchio, al caffè e al cacao, spesso sormontate anche dalla panna.

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Fonte: cinquecosebelle.it

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