Mary Wollstonecraft e il ruolo della donna: dalla filosofia all’attualità

 

 

L’autore. Alle origini del femminismo, inteso come movimento politico e culturale che sostiene la parità sociale, giuridica ed economica tra donna e uomo, si ritrova l’interessante quanto coinvolgente opera della filosofa e scrittrice inglese Mary Wollstonecraft. Anticonformista e sprezzante degli assetti sociali del suo tempo, con il saggio “A vindication of the rights of woman” (la rivendicazione dei diritti della donna) del 1792 battezza una prima forma embrionale del pensiero femminista. La prima donna inglese che analizza la subalternità della condizione femminile.

Il pensiero. Secolo dei lumi e della ragione, il periodo storico in cui s’inserisce la nostra pensatrice, ma dominato dal genere maschile visto che l’unico spazio affidato alla gestione della donna era ancora quello domestico: “Confinate in una gabbia come la razza dei pennuti, non hanno altro da fare che pulirsi le piume e passare da un trespolo all’altro con andatura falsamente maestosa.” Le argomentazioni della scrittrice puntavano a dimostrare come l’immagine della donna debole e volubile, incapace di stare in piedi da sola e mero oggetto di desiderio fosse semplicemente un prodotto culturale, un risultato di ordinamenti umani e storici non una questione di differenze naturali. Se la radice della disuguaglianza di genere dimorava nella cultura allora divenne prioritario per la Wollstonecraft sottolineare l’esigenza di una nuova educazione per le donne improntata all’istruzione, all’accesso a tutte le professioni, alla partecipazione diretta alle deliberazioni del governo. Uscire dal degrado e dall’isolamento della vita domestica significava rimuovere il primo ostacolo alla piena realizzazione delle stesse: “se le donne devono essere validamente presenti nella vita pubblica e privata esse devono adempiere prima di tutto ai loro doveri verso se stesse in quanto creature razionali.”

La lezione. La straordinaria importanza de “A vindication of the rights of the woman” risiede, oltre che nella carica rivoluzionaria dei suoi contenuti, nell’aver sottolineato le profonde connessioni tra sfera pubblica e privata sostenendo che nessun mutamento politico positivo può avere luogo se nel privato esistono disuguaglianze di genere, il pubblico un riflesso del privato.

 Dalla filosofia all’attualità. Quasi una lezione di filosofia senza tempo se consideriamo le difficoltà cui sono soggette le donne ancora nel XXI sec., a distanza di trecento anni dal tempo in cui visse la scrittrice femminista, il tentativo di coniugare il ruolo di madre e lavoratrice risulta così arduo che è stata addirittura coniata l’espressione “soffitto di cristallo” per indicare una barriera invisibile ma insormontabile che impedisce alle donne di raggiungere posizioni apicali. Basti pensare, per esempio, che soltanto a partire dal 1963 fu possibile per le donne italiane accedere alla magistratura in quanto precedentemente considerate inadeguate “alla difficile arte del giudicare”. Basti pensare che nel 2017 tra i nomi dei dodici Presidenti della Repubblica italiana non viene ancora annoverato quello di una donna.

 Una nuova sfida. Se durante il XX sec. si è imposto in buona parte dei paesi del globo il suffragio universale, conquista epocale da attribuire al grintoso movimento delle Suffragette a cui il genere femminile deve il godimento del proprio diritto di voto, le pari opportunità all’accesso alle posizioni apicali sono la sfida del nuovo millennio per una donna sempre meno interessata a ricoprire ruoli subalterni sia nel mondo del lavoro che tra le mura domestiche.

 

Dalla norma giuridica una nuova cultura.  Una sfida sapientemente raccolta dall’Unione Europea mediante le cosiddette “azioni positive” misure che prevedono vantaggi specifici a favore del sesso sottorappresentato, come le quote rosa, uno tra i variegati strumenti ideati per garantire parità di rappresentanza all’interno delle istituzioni e dei centri decisionali. Introdotte nel 2006 mediante direttiva relativa alla parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego, le azioni positive favoriscono anche l’equilibrio tra responsabilità familiari e professionali e una migliore ripartizione di responsabilità tra i due sessi mediante una diversa organizzazione del lavoro. Un grande balzo in avanti in termini di civiltà e rispetto nei confronti della donna e della sua storia fatta di rinunce ed esclusione, prezzo spesso pagato per generare l’umanità. E come spesso accade, sono le norme positive a dare un nuovo volto agli assetti culturali della società.

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