Corea, un nuovo missile nordcoreano sorvola il Giappone. Seul avverte: “Poteva trasportare testate nucleari”

Pyongyang, nuovo lancio da parte della Nord Corea durante le prime ore dell’alba: il razzo balistico intercontinentale ha sorvolato il Giappone per oltre 2700 chilometri, prima di distruggersi e inabissarsi nel mar del Giappone. Gli Stati Uniti, la Corea del Sud e il Giappone hanno chiesto una riunione d’urgenza del consiglio sicurezza ONU; reazioni sparse da parte del resto della diplomazia mondiale.

Giunti alla fine della settimana in cui si svolgono le esercitazioni congiunte tra Seul e Washington e a poco meno di tre giorni dal triplice lancio di razzi a corto raggio avvenuto nella mattinata di sabato da parte della Nord Corea, un nuovo missile è stato lanciato verso il Mar del Giappone.

Il 18esimo ordigno sperimentato e lanciato per ordine di Kim Jong-Un ha percorso oltre 2700 chilometri sorvolando il Giappone e raggiungendo l’altezza di 550 metri; il vettore, dopo essere passato sui cieli dell’isola nipponica di Hokkaido e aver mandato in tilt i sistemi di sicurezza di Tokyo, si è spezzato in tre parti e si è inabissato a poco più di 1000 chilometri dalle coste nipponiche.

Secondo le prime indiscrezioni che giungono da Seul, gli scienziati di Kim Jong-Un avrebbero lanciato un missile balistico intercontinentale di medio raggio ideato e pensato per ospitare una testata nucleare al proprio interno; quello di questa mattina è il terzo razzo nordcoreano della storia ad aver sorvolato il territorio nipponico: precedentemente infatti Tokyo era stata minacciata da due diversi lanci avvenuti rispettivamente nel 1998 e nel 2009.

Subito dopo l’inabissamento dell’Icbm, sono arrivate le prime reazioni da parte del governo giapponese e delle altre nazioni; il primo ministro Shinzo Abe ha definito il nuovo lancio come “un atto di un’estrema gravità e costituisce una seria minaccia per la sicurezza dell’intera regione” e, dopo aver avuto una conversazione con il presidente statunitense Donald Trump, ha annunciato di non voler interrompere la pressione diplomatica sulla Nord Corea.

Seul invece, per ordine del suo presidente Moon Jae-in, ha già risposto militarmente alla nuova provocazione nordcoreana: quattro caccia modello F-15 sono stati impiegati in un’esercitazione militare e hanno sganciato otto bombe “MK-84” su Pilseung Range, un campo militare sulla costa orientale del paese.

Il primo inquilino della Casa Bianca al momento non ha ancora rilasciato nessuna dichiarazione di rilievo; unico atto ufficiale è stata la richiesta, decisa e concordata sia con il Giappone che con la Sud Corea, di convocare in giornata il consiglio di sicurezza dell’ONU.

Una seria condanna è arrivata da Australia e Regno Unito, minacciati nei giorni scorsi dal dittatore Nord Coreano; il ministro degli esteri inglese, Boris Johnson, si è dichiarato “indignato per l’imprudente provocazione della Corea del Nord” e ha condannato “nei termini più energici” l’ultimo lancio “illegale” di Pyongyang; il premier australiano Malcolm Turnbull invece si è rivolto direttamente alla Cina, principale partner commerciale di Kim Jong-Un e suo unico sponsor a livello internazionale, suggerendo a Pechino di “risolvere la questione” e di “allentare la pressione”.

Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying, è intervenuto in mattinata chiedendo “più moderazione e autocontrollo” alle nazioni coinvolte nella partita che si gioca attorno al 38° parallelo e ha lanciato un appello affinché si aprano trattative di pace, visto che “le pressioni e le sanzioni non sono in grado di risolvere la questione alla radice”.

La Russia, tramite le parole del proprio ministro degli esteri Sergei Riabkov, si è detta “estremamente preoccupata” per l’attuale situazione di forte tensione attorno alla penisola coreana; Konstantin Kosachev, presidente della commissione Esteri della Camera alta del Parlamento russo, ha invece provocato apertamente Washington dichiarando che “la Corea del Nord ha dimostrato che le sue minacce alla base americana di Guam non sono un bluff.”

Infine una forte condanna è arrivata anche da parte di uno dei pochi paesi che, tutt’oggi, mantiene saldi e cordiali rapporti con la Nord Corea; l’Indonesia si è detta infatti contraria all’ultima provocazione del Leader Supremo della Repubblica Popolare Democratica di Corea e il suo primo ministro in una nota ha comunicato che il “test missilistico non rispetta gli obblighi internazionali della Corea del Nord” e ha sottolineato quanto la stabilità sulla penisola coreana sia “molto importante”.

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