Apriti Cielo, Mannarino a Palermo

Palermo, Teatro di Verdura nell’ultima ed umida serata d’agosto un pubblico vario, in una interminabile ordinata fila, si appresta a riempire più di ogni ordine di posto del Teatro Estivo. C’è Mannarino con il suo Apriti Cielo Tour che si concluderà il 3 settembre con la nuova data di Treviso dopo le due tappe siciliane di Palermo e Taormina.

Alle 21.00 , quando Simona Sciacca apre il concerto con la sua musica popolare, la fila degli spettatori si allunga ancora in Viale del Fante, bisogna integrare il costo del biglietto di 3 euro per via del cambio location, il concerto si sarebbe dovuto tenere al Castello al mare. Il rischio è che Mannarino inizi a cantare e buona parte del pubblico sia ancora fuori. Infatti con molto buon senso l’organizzazione  da disposizione di far entrare il resto dei fans senza pagamento aggiuntivo.

Parte piano Mannarino con “L’Impero” , inizia il suo racconto per immagini-parole “il cardinale ha scritto la legge, il lupo è il pastore e gli uomini il gregge”. La gente assiepata, raramente il Verdura è così colmo, lo segue cantando. Il concerto è un sentiero di collina nel quale il cantautore romano porta per mano ognuno dei migliaia presenti lasciandoli scatenare in allegri balli quando è il turno di “Babalù” e poi della trascinante “Arca di Noè“. La scaletta è ben studiata, Mannarino ammette “ao scusateme ma c’ho messo le cose che me piaciono“. Per il set in cui suonerà i suoi pezzi chitarra e voce, chiede al suo pubblico di ascoltare da seduto, dove si trova posto tra poltroncine e gradini. Apre il suo mini concerto nel concerto con un soliloquio che è un elogio alla irrazionalità , spesso bisogna rompere le gabbie che la società ci costruisce attorno dal momento in cui nasciamo.

Inanella, senza band, tre poesie che sono il fulcro del Mannarino pensiero, un mondo di dubbi e interrogativi che spronano a cambiare le coordinate, capovolgere gli assi cartesiani del nostro vivere sociale per scrivere la storia nuova, nostra e del pianeta.

Riflettere e divertirsi, l’ordine dei brani è scelto con questo scopo. Il pubblico salta in piedi urla canta, è l’ora dei pezzi must, finirà con “Me so’ mbriacato“, Mannarino coi suoi ultimi brani traccia la via del sano sballo prima della pausa, passando per la taranta “Scetate vajo” dove tutti ballano divertiti sorridenti e innamorati. Credo di aver visto anche i cipressi saltare. Il concerto, dopo il breve stop, si conclude pescando tra i successi degli esordi, canta “Bar della rabbia” dove stravolge gli stornelli romani, spicca tra le altre anche “Mary Lou” la donna del porto che balla con l’abito corto, la sua Bocca di Rosa.

Il concerto si chiude in gran bellezza. Il pubblico sudato e soddisfatto, certo di aver aver vissuto un altra serata unica in compagnia di Mannarino, si accalca al banco del merchandising . Mentre Alessandro, per niente stanco delle due ore di concerto, alle spalle del palco stappa un prosecco freddissimo e lo condivide con Giulia e degli ospiti che lo hanno raggiunto.

31 agosto 2017

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