Nelle classi dove lo smartphone è bandito il rendimento aumenta, una ricerca

“Il cellulare è uno strumento che facilita l’apprendimento, una straordinaria opportunità che deve essere governata”. Parole che stanno facendo discutere in queste ore. Le ha pronunciate la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, e sono state udite (non si parla d’altro in questi primi giorni di scuola) da tutti quei genitori e insegnanti che da anni cercano di limitare l’uso del cellulare nelle scuole, soprattutto perché ritengono che sia una fonte di distrazione per gli studenti. E a quanto pare non hanno nemmeno tutti i torti, perché andare a scuola senza cellulare è come prolungare di una settimana l’anno scolastico. A dirlo sono i calcoli minuziosi di due economisti della London School of Economics, Louis-Philippe Beland and Richard Murphy, che nel loro studio (del 2015) “Ill Communication: The Impact of Mobile Phones on Student Performance” sono giunti alla conclusione che i ragazzi raggiungono i risultati migliori quando lasciano il cellulare a casa. Domani si insedia la commissione di esperti che entro 45 giorni dovrà relazionare la ministra sulle linee guida da adottare per far entrare il telefonino in classe per un uso didatttico.

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Cosa dice lo studio inglese

I ricercatori hanno esaminato le performance di 91 scuole superiori di quattro città inglesi, confrontando i registri degli esami e le politiche sui cellulari tra il 2001 e il 2013. La conclusione cui sono giunti è che nelle classi in cui smartphone e altri strumenti digitali erano banditi, i punteggi dei test miglioravano del 6,41% : un valore equivalente a “un aumento della probabilità di passare gli esami finali del 2%”, scrivono gli autori. “È lo stesso effetto — racconta Richard Murphy — che si avrebbe con un’ora in più a settimana, o con una settimana in più all’anno scolastico”. Vantaggi anche per gli studenti con i voti più bassi, perché – scrivono sempre gli autori della ricerca – l’aumento dei punteggi e della probabilità di successo agli esami è doppio rispetto alla media, ed è ancora maggiore per gli studenti con bisogni educativi speciali e per quelli più poveri, mentre tende ad annullarsi per i più bravi.

La verità è che il multitasking distrae. Ma è una notizia?

Tutto ciò che grazie alla tecnologia permette di fare “tante cose diverse”, sostengono i ricercatori, ha un effetto negativo sulla produttività degli studenti. La verità è che il multitasking distrae. La ricerca non arriva a sostenere che i cellulari siano dannosi sempre, a volte possono anche essere un efficace aiuto per lo studio ma “non si deve dimenticare che presentano l’inconveniente di aumentare le possibilità di distrazione”.

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Come si comportano gli altri Paesi

In Gran Bretagna – si legge sul Guardian – del problema dei telefonini nelle scuole si discute già da diversi anni, dal momento che oltre il 90% degli adolescenti ne possiede uno. Negli Stati Uniti la situazione non cambia di molto, tre quarti dei ragazzi in età scolare ha uno smartphone. Nel 2001- in base ad un’indagine – in nessuna scuola venivano vietati i cellulari. Ma già nel 2007, il 50% degli istituti inglesi ha imposto il divieto, che ha raggiunto il 98% nel 2012. L’onnipresenza del cellulare ha costretto numerosi dirigenti scolastici a obbligare i ragazzi a consegnare il telefonino all’inizio della giornata o durante le verifiche.

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